STORIA


Dopo la seconda guerra mondiale dall '’America arrivano impulsi a sviluppare in Europa quel tipo di società capitalistica, di massa, e dei consumi che tende 

ad omologare il gusto collettivo ed a far diventare tutto bene di largo consumo.

 

Questa trasformazione tocca tutti i campi delle società e purtroppo anche quello artistico culturale.


Anche la richiesta dei beni artistico culturali è assimilata a quella dei beni industriali e di qualsiasi altro consumo,  l '’opera d’arte diventa “merce” e deve seguire le regole del mercato.


 La domanda determina l’ 'offerta e quindi la produzione si adatta alla richiesta cercando di essere il più possibile gradevole, senza problemi e si deve omologare al sistema anche in termini di quantità; e si sa che a volte la quantità va a scapito della qualità.

 

Ad esempio di quanto sopra detto, questi cambiamenti portarono ad una nuova espressione dell'arte, che si adatterà perfettamente alla situazione descritta ed alle nuove esigenze della "industria culturale", l'arte di tutti, ovvero la POP ART. I pittori, infatti, erano diventati un tutt'uno col mondo fisico esterno, tanto che era impossibile capire quanto fosse dovuto all'autore e quanto all'oggetto stesso riprodotto. Si dice che questo movimento sia stato ampiamente foraggiato dalla CIA (con sostanziosi finanziamenti) per far sì che l'America potesse fregiarsi di un proprio movimento artistico non di provenienza europea.


Il mercato dell'’arte/cultura si allarga,  il bene di consumo diventa veicolo di promozione sociale, e quindi anche l '’opera d’ 'arte non è più veicolo di promozione culturale bensì uno status.

 

L’ 'artista è quindi condizionato dalle leggi del mercato e mentre in passato era libero oggi è costretto dalla richiesta del mercato che veicola solo certi messaggi e non altri diventando quindi schiavo del consumismo.

 

In questa situazione  il meccanismo perverso che si viene a creare:  è  un pullulare di ricerche, sperimentazioni, "neoavanguardie" che di volta in volta,  per motivi di mercato assurgono alle vette della cronaca artistica e del mercato.

 

A volte  scrittori, artisti e critici hanno tentato, isolatamente o legandosi in "scuole" o "gruppi", di contestare questi fenomeni, molti di loro però hanno dovuto fare marcia indietro ed omologarsi, pena la loro sparizione dal panorama culturale o peggio condizionati e strumentalizzati, presentandoli essi stessi come novità o necessario dibattito culturale, alimentando ancora di più il successo delle loro proposte.

 



 
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