In questa pagina sono raccolte tutte le recensioni, scritte da Erredì su libri letti.
Sono solo piccole annotazioni, senza pretese, 
 

LETTO PER VOI

Grande Savinio, queste parole potrebbero essere state scritte
oggi, invece risalgono al periodo dell'occupazione tedesca 
(da un articolo di Artribune) 

E chi è oggi che sta facendo il "pompierista" in Europa
meditate gente.... meditate!!!!
corsi e ricorsi storici!!!


Hitler, la Grecia, l’Europa. Secondo Alberto Savinio

Le parole che seguono sono scritte mentre l’Italia è occupata dai tedeschi. E Alberto Savinio parla di Hitler, della sua idea di Europa, del suo “pompierismo”. E di come la Storia si stia ripetendo…

Scritto da  | sabato, 11 luglio 2015 · 0 


Pompierismo. 15 luglio 1944

[…] Nei momenti di crisi il solo intelletto dei politici non basta, e sarebbe saggio allora chiamare a consulto anche medici, ingegneri, filosofi, e magari anche artisti e poeti, ossia uomini che per abito mentale e “tecnica di mestiere” sanno vedere e giudicare uomini e cose con criteri diversi da quelli soliti e grossi dei politici. Questi giudici più illuminati e sottili avrebbero detto prima di tutto che un uomo che dipinge i quadri che ha dipinto Adolf Hitler, che ha scritto ciò che ha scritto, che ha scelto la Trilogia di Wagner come espressione sonora della sua volontà di potenza è un pompiere, cioè a dire un uomo privo di “senso originale della vita” e destinato dunque a portare a morte tutto quello che tocca. Pompiere è colui che non pensa per criterio proprio, ma secondo schemi prestabiliti e consacrati dall’opinione dei più. […] (Guardati attorno, lettore, esàmina anche te stesso, e sentirai come pesa sul mondo la cappa del pompierismo, e come schiavo è il mondo, come schiavo sei tu stesso di opinioni tronfie e inerti, e incapaci perciò di generare opere vive e contenenti un loro proprio avvenire). In politica, il pompiere pensa che una grande opera politica non può essere fatta se non sul modello dell’Impero Romano. E Hitler, che è il più grande pompiere apparso finora per nostro danno sulla faccia della terra, ha sognato di rifare a suo modo l’Impero Romano, pur senza dichiararlo esplicitamente […]



Resta a dire questo a favore di Hitler: che una “sua” idea di costruzione dell’Europa, ancorché pompieristica e inattuabile, Hitler l’aveva. Ora quale altro senso ha – quale altro senso può avere la vasta, la multiforme crisi che noi andiamo attraversando dal 1914 in poi, ossia dalla fine del “tempo liberalistico” in qua, e che si manifesta nei modi più svariati, come crisi della cultura, come crisi della civiltà, come crisi economica, come crisi finanziaria, come conflitto sociale, come guerra tra nazioni e nazioni, come guerra tra continenti – quale altro senso può avere questa vasta crisi, quale altro senso e quale altro fine essa può avere se non la formazione della futura Europa, ossia il passaggio dall’attuale Europa divisa in nazioni, in una Europa “nazione unica”, e che propagherà se stessa anche sul continente africano? A questo solo fine devono tendere tutte le menti e tutte le volontà, tutte le forze e tutte le intelligenze; davanti a questo fine deve cedere qualunque interesse particolare, ossia qualunque ragione “nazionale”.

Il “sogno di Carlomagno” è un sogno “a ripetizione”. L’ha sognato Hitler, ma prima di Hitler l’ha sognato Carlomagno stesso, poi l’hanno sognato gli autori del Sacro Romano Impero, poi l’ha sognato Carlo Quinto, poi l’ha sognato Napoleone, poi l’ha sognato Guglielmo II. L’idea è sempre la stessa: unire l’Europa. Ma questo sogno è stato sognato finora da pompiere. Questo il suo principale difetto. Questa la ragione profonda del suo fallimento. È un modo sbagliato. È un modo inattuale – e inattuabile. È un modo che trae ancora dalla mentalità tolemaica. […]
Fare l’Europa. Ma per “fare” l’Europa – per fare naturalmente l’Europa, per fareumanamente l’Europa, per fare validamente l’Europa, bisogna liberarsi anzitutto del concetto tolemaico del mondo – che è concetto teocratico e dunque imperialista – liberarsi del concetto tolemaico in tutte le sue forme (che son infinite) ed entrare nel concetto copernicano del mondo, ossia il concetto democratico. Passare dal concettoverticale del mondo al concetto orizzontale. Passare dal concetto accentratore al concettoespansivo. Passare dal concetto Uomo (re, capo, nazione dominante) al concetto Idea. Perché nessun Uomo (sogno di Carlo Quinto, di Napoleone, di Hitler), nessuna Potenza, nessuna Forza potranno unire gli europei e “fare” l’Europa. Solo una Idea li potrà unire: solo una Idea potrà “fare” l’Europa. Idea: questa “cosa umana” per eccellenza.

***

Conclusione

[…] Questa idea è l’idea della comunità sociale. Non c’è nessun’altra idea, ora, che possa operare il “miracolo” atteso da tutti: l’unione dell’Europa. Perché la sola idea feconda e pratica del nostro tempo è l’idea della comunità sociale. Perché l’idea “pratica” del nostro secolo è l’idea della comunità sociale, come l’idea “pratica” del secolo passato era l’idea liberale. E questa unione “naturale” dell’Europa avverrà. Avverrà prima o poi. Avverrà presto o tardi. Avverrà nonostante tutto. Avverrà a dispetto di tutto. Qualunque altro piano o disegno di costruzione europea non potrà essere se non un ostacolo e un ritardo, e destinato a fallire perché “innaturale”. Insisto su questa qualità: naturale. Il che viene a dire che nella formazione dell’Europa unita, l’azione di qualsiasi patrono riuscirà inutile se non addirittura dannosa. […] Per arrivare a una unione naturale e dunque valida, l’Europa deve scoprire da sé, inventare da sé la ragione profonda di essa unione: non riprenderla, non imitarla da altri. Altrimenti anche l’Europa farà il suo “sogno di Carlomagno”, il suo “sogno di Napoleone”, il suo “sogno di Hitler”. Altrimenti anche l’Europa farà il suo “sogno da pompiere”.

Alberto Savinio

Sorte dell’Europa (1945), Adelphi, Milano 2014, pp. 32-35 e 87-88


Letto per voi: Andrea Camilleri
Inseguendo un'ombra
edizioni Sellerio 

Non poteva mancare un libro di Camilleri, ma non parla di Montalbano,
il famoso commissario reso celebre dalla serie televisiva, bensì si occupa di un personaggio che appartiene al passato, tale Guglielmo Raimondo Moncada ebreo di nascita e poi convertito al cattolicesimo, e le sue gesta da avventuriero. 
L'epoca è verso la fine del 1400, i personaggi: papi, prelati, povera gente, preti assassini e tutte le componenti dell'epoca oscura, fatta di intrighi di corte, di palazzo e di ambienti conventuali.

Il personaggio sembra realmente esistito, Camilleri ripercorre romanzando le fasi della vita non storicamente documentate alternando romanzo a realtà

(erredì Luglio 2015)

LA FAMIGLIA KARNOWSKI

I.J.SINGER


Romanzo - Storia di una famiglia ebrea nel periodo dell'avvento del nazismo in Germania. L'autore e' fratello del più noto premio Nobel  racconta "la saga di questa famiglia che si snoda lungo tre generazioni e attraversa tre paesi" . Non è cruento, anche se duro, ma ci da uno spaccato  della vita della comunità ebraica, appena prima dell'avvento del nazismo e finisce in America, dove alcune famiglie riescono ad emigrare.


°°°°°°°

Toh!! …..Ma questo è proprio il libro che fa per me!  Però perché questo titolo ? “La fortuna di nascere brutto anatroccolo”,  fortuna!?  Ma come,  con tutte le vicissitudini affettive che ho dovuto passare, e le sofferenze patite…, e la fatica?  Ma quale fortuna!  

bruna_libro

Ebbene se alla fine non sarete convinti che quanto dichiarato nel titolo è realmente vero,  ci sarete andati molto vicino.



Vivacissimo, breve e molto “succoso”  trattato,  che ci parla della  "teoria del brutto anatroccolo" partendo dalla ben nota favola e accostandola alla condizione umana di chi nasce secondo o comunque in una a situazione sfavorevole rispetto agli altri.


Il fenomeno viene analizzato 

  prendendo in considerazioni varie chiavi di lettura e   secondo  le più accreditate teorie con le quali sono stati  trattati  i rapporti fra i secondogeniti, genitori e fratelli/sorelle

E’ generalmente vero che i secondogeniti ricevono forse meno dai genitori, rispetto al loro fratello maggiore.


Secondo il punto di vista della Dott.ssa De Rubeis,  questo può rivelarsi  alla fine un vantaggio, perchè da loro modo di sfoderare tutti i loro punti di forza e le loro capacita'  intellettuali pur di conquistare l’ 'amore dei genitori e la loro stima. 

Mentre i primogeniti spesso coccolati ed aiutati in tutto, investiti di responsabilità che non hanno cercato, si troveranno a fare i conti con la realtà dalla quale fino a quel momento sono stati super protetti . Mentre gli altri saranno più ribelli, tenteranno tutte le strade possibili per il perseguimento dello scopo che  si sono prefissati.  Qualcuno no, ma molti di loro avranno successo .


C'e'una breve casistica, una "morale" e anche delle utili indicazioni e suggerimenti

che possono tornare utili agli anatroccoli, soprattutto uno, quello di non piangersi addosso.......


E ve lo dice un brutto anatroccolo.  

(ERREDI – Novembre 2014)


Toh!! …..Ma questo è proprio il libro che fa per me!  Però perché questo titolo ? “La fortuna di nascere brutto anatroccolo”,  fortuna!?  Ma come,  con tutte le vicissitudini affettive che ho dovuto passare, e le sofferenze patite…, e la fatica?  Ma quale fortuna!  

bruna_libro

Ebbene se alla fine non sarete convinti che quanto dichiarato nel titolo è realmente vero,  ci sarete andati molto vicino.



Vivacissimo, breve e molto “succoso”  trattato,  che ci parla della  "teoria del brutto anatroccolo" partendo dalla ben nota favola e accostandola alla condizione umana di chi nasce secondo o comunque in una a situazione sfavorevole rispetto agli altri.


Il fenomeno viene analizzato 

  prendendo in considerazioni varie chiavi di lettura e   secondo  le più accreditate teorie con le quali sono stati  trattati  i rapporti fra i secondogeniti, genitori e fratelli/sorelle

E’ generalmente vero che i secondogeniti ricevono forse meno dai genitori, rispetto al loro fratello maggiore.


Secondo il punto di vista della Dott.ssa De Rubeis,  questo può rivelarsi  alla fine un vantaggio, perchè da loro modo di sfoderare tutti i loro punti di forza e le loro capacita'  intellettuali pur di conquistare l’ 'amore dei genitori e la loro stima. 

Mentre i primogeniti spesso coccolati ed aiutati in tutto, investiti di responsabilità che non hanno cercato, si troveranno a fare i conti con la realtà dalla quale fino a quel momento sono stati super protetti . Mentre gli altri saranno più ribelli, tenteranno tutte le strade possibili per il perseguimento dello scopo che  si sono prefissati.  Qualcuno no, ma molti di loro avranno successo .


C'e'una breve casistica, una "morale" e anche delle utili indicazioni e suggerimenti

che possono tornare utili agli anatroccoli, soprattutto uno, quello di non piangersi addosso.......


E ve lo dice un brutto anatroccolo.  

(ERREDI – Novembre 2014)


Il mistero di Thola

del 16 Febbraio 2016


“Il Mistero di Thola” – romanzo giallo

di  Maurizio Milazzo,  scritto con Luigi D’Ippolito

 

“Il Mistero di Thola” prende spunto da un incidente aereo nel quale morì uno stimato ricercatore, fondatore di un’azienda farmaceutica che avrebbe risollevato l’economia locale e salvato moltissime vite grazie alla ricerca sui farmaci orfani, quelli destinati alla cura delle malattie rare.

Non è un caso l’accostamento di questo elemento con la figura di Enrico Mattei, presidente dell'ENI, morto in un attentato aereo il 27 ottobre 1962 e, leggendo il libro si noterà anche il richiamo al giornalista Mauro de Mauro, coinvolto, suo malgrado, in quello che fu chiamato il Caso Mattei (famoso l'omonimo film diretto da Francesco Rosi).

Il libro è un invito a non dimenticare, non questo caso, ma tutti i casi dei nostri “misteri” passati (ad es. Ustica, le tante stragi degli anni di piombo) e presenti (Tav, Muos, ecc.) e a leggere e rileggere la storia antica attualizzandola per capire meglio il presente.

Nel libro, il protagonista è Nicola Einaldi, un giovane manager della casa farmaceutica fondata dal padre, a Thola, tranquillo paesino a quaranta km da Roma.

E' in aperto contrasto con la sua azienda poiché la Vertex farmaceutici ha deciso di quotarsi in borsa e, per problemi puramente utilitaristici, si oppone alla realizzazione di un farmaco necessario a una malattia rara, ideato dal gruppo di sviluppo che Nicola sovraintende; inoltre, le oscure circostanze che han portato alla tragica morte di suo padre, notissimo professore e ricercatore italiano, perito quindici anni prima in un tragico incidente aereo, sembrano riaffiorare d'un tratto, non appena un vecchio amico di suo padre, cerca di rivelargli la verità prima di cadere ucciso tra le sue braccia.

Accusato ingiustamente dell’omicidio, Nicola è costretto a fuggire e a nascondersi fuori dal paese.  La sua fedele segretaria, Virna Zilli, lo aiuta in ogni modo, con lei un suo vecchio compagno di scuola, giornalista del quotidiano locale e, a sua insaputa, il suo amico hacker. Ancora una volta un aiuto determinante arriverà dal passato, un’antica moneta romana, la storia si ripete.

Sarà un confronto duro e pieno di colpi di scena, attraverso i quali il protagonista apprenderà il vero significato della sua ricerca: rivalutare suo padre, cercare la verità su di lui e dirlo dinanzi al mondo, a tutti i costi. Non sarà quindi solo una sporca questione di soldi ma un concreto tentativo di ristabilire la verità, per sé e per gli altri. Con profondo rammarico scoprirà i poteri forti che finora han manovrato l'intera azienda, fulcro produttivo del tranquillo paesino laziale e concreta fonte di sostentamento per tutta la comunità. 




 
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