thola
 

Il Mistero di Thola
di Maurizio Milazzo e Luigi D'Ippolito



E’ un poliziesco, e prende spunto da uno dei casi di “omicidio”, più eclatanti ed oscuri  della recente storia dell’Italia,  quello di Enrico Mattei.

Non parla  ovviamente di Mattei, ma immagina una situazione consimile, insomma altri luoghi, altri fatti…si parla di un’industria Farmaceutica,  di intrighi finanziari,  etc…

Il protagonista è il figlio del fondatore dell’industria, morto in circostanze misteriose,

durante un volo aereo.  L’azione si svolge in un luogo inventato, e l’uccisione di un vecchio collaboratore del padre,  in possesso di rivelazioni sulla morte di quest’ultimo, scatena tutta una serie di situazioni che porteranno alla scoperta della causa della morte del padre ed ai suoi mandanti.  I depistaggi, le false accuse, l’inchiesta è gestita dal commissario di polizia Treore che con abilità arriverà a risolvere il caso. 

Ora quali sono i requisiti di una storia per diventare un buon poliziesco Primo requisito è che  non ti deve permettere di arrivare a capire chi è l’assassino/colpevole se non nelle ultime pagine.

Il secondo principio,  è sicuramente che deve essere avvincente, suscitare cioè la curiosità del lettore, fino alla fine. 

Il terzo principio è sicuramente l’azione che non deve lasciare mai il posto a lunghe considerazioni pseudo psicologiche. L’azione deve essere la protagonista assoluta, continua,  incalzante,  con colpi di scena, intrighi etc,,, 

Mi sembra che Il mistero di Thola soddisfi a pieno  questi requisiti . 

Questo giallo potrebbe essere l’inizio di una serie per il commissario Treore, Chissà che non lo possiamo rincontrare in futuro alle prese  con altri casi. 

(Erredì)









Per la mostra "Sette Fari per Sette Pittori" Matteo Carpano ha proposto anche una piccola monografia sulla storia dei fari che vorremmo riproporre qui, perché è risultata estremamente affascinante per i neofiti dell'argomento e si è scoperto che i fari, spesso ignorati dai più hanno un fascino quasi misterioso e a volte totemico sulle persone.

Riproponiamo qui un piccolo sunto della monografia e qualche link interessante per chi volesse avere ulteriori informazioni sull'argomento.

"I primi fari (e qui torniamo indietro di un bel po’ di anni) erano dei bracieri posti su torri in materiale vario nei quali venivano accesi dei fuochi di segnalazione; tali fuochi erano alimentati a legna e carbone; con il passare del tempo si è passato a bruciare oli e grassi animali. Questi focolai venivano mantenuti accesi anche durante il giorno per sfruttare il riferimento che l’alta colonna di fumo, prodotta dalla combustione, forniva ai marinai ancora prima che i bagliori luminosi apparissero sull’orizzonte; anche in caso di nebbia tale espediente appariva vantaggioso, grazie al riflesso che la fiamma produceva nell’atmosfera. La difficoltà maggiore che si incontrava nell’utilizzo di tale sistema era costituita dall’esigenza di proteggere la fiamma dall’azione degli agenti atmosferici. In prima battuta vennero costruiti muretti di protezione sui quali venivano installate piccole tettoie, successivamente si concepirono sulla sommità dei fari stanze a vetri, dotate di sistemi di ventilazione e smaltimento dei fumi. Questo sistema conduceva, tuttavia, al progressivo annerimento dei vetri che racchiudevano la stanza della lanterna, riducendo l’intensità luminosa della luce.

Nella ricerca, quindi, di nuove fonti di illuminazione, si arrivò all’utilizzo di lampade ad olio che bruciavano materie prime facilmente reperibili, quali oli vegetali e grassi animali e che si caratterizzavano per la semplicità di costruzione: un contenitore ricolmo della sostanza combustibile nel quale veniva fatto galleggiare uno stoppino che stando eretto consentiva il facile approvvigionamento di aria. Tale metodo di illuminazione era ancora in uso nel XVI secolo: in questo periodo Cosimo Dè Medici emanò un editto con il quale obbligava l’adulterazione dell’olio d’oliva al fine di evitare la rivendita o l’uso domestico della preziosa sostanza da parte dei guardiani dei fari.

L’invenzione che davvero modificò il modo di vivere dell’uomo avvenne ad opera di Thomas Edison con la messa a punto delle prime lampade ad incandescenza. Quest’ultima tecnologia prese il sopravvento su tutte le precedenti.











La necessità di poter emanare un fascio luminoso ben visibile non interessò esclusivamente lo studio dei sistemi di alimentazione, ma anche l’ottica, che nel corso dei secoli ha permesso di ottenere segnalamenti sempre più visibili e chiari. Solo nel secolo XVII venne presa in considerazione la potenzialità dell’utilizzo di superfici paraboliche riflettenti, che consentivano, grazie al loro orientamento e alla combinazione con sorgenti luminose, di illuminare ostacoli e pericoli in mezzo al mare tramite un fascio luminoso potente e direzionale. Gli studi di ottica vennero applicati appieno alle lampade dei fari da un fisico francese, Augustin Jean Fresnel, che nel 1819 utilizzò con successo apparati dotati di lenti rifrangenti. Il sistema ottico di Fresnel si basava su un semplice principio: la luce veniva raccolta da una lente ovale e da alcuni anelli di forma prismatica posti in alto e in basso rispetto al fuoco, i raggi luminosi venivano deviati e successivamente concentrati in fasci che venivano diretti parallelamente fra loro verso il mare. Un vero codice di luci, colori ed intermittenze venne introdotto al fine di consentire ai naviganti una più immediata e facile individuazione della loro posizione e delle pericolosità che il mare presentava loro.

 










L’introduzione dei pannelli fotovoltaici, che generano corrente elettrica a partire dalla luce del sole, ha reso ogni altra fonte di alimentazione superflua e consente oggi la necessaria autonomia energetica per i segnali più isolati.

 All’interno della torre trova alloggio la scala, perlopiù di forma elicoidale o a chiocciola, normalmente in pietra, oppure in legno e ghisa, che porta alla camera di servizio da dove, attraverso una scaletta si raggiunge la stanza dell’apparecchio le cui pareti cilindriche sorreggono la lanterna. Le finestre sulla torre vengono inserite per fornire luce all’interno del vano scale e possono avere passo irregolare. 



















Il personale addetto al funzionamento dei fari (i faristi o operatori nautici) è personale civile della Marina Militare. Essi oltre a percepire un regolare stipendio, godono di alcuni privilegi giunti fino a noi da tempi remoti, quali l’alloggio con tutte le spese ad esso connesse (acqua, luce, gas e telefono di servizio) completamente gratuito. Il lavoro del farista, ai giorni nostri, non è lontanamente paragonabile a quello che svolgevano i suoi colleghi una manciata di decenni fa. Principali artefici di questo cambiamento radicale sono state l’energia elettrica e l’automazione dei segnalamenti. 












L’altezza della torre varia a seconda della locazione geografica e del contesto ambientale in cui si trova. Ci sono fari alti dove l’andamento orografico è piatto, l’altezza diminuisce quando il faro è collocato su scogliere che si elevano ad una notevole quota sul livello del mare.







































Altre informazioni possono essere reperite sul sito della Marina al seguente link: 
http://www.marina.difesa.it/storiacultura/fari/Pagine/home.aspx

Molte delle foto attualmente utilizzate nel sito della Marina Militare sono state scattate da Matteo Carpano.






LA GIUSTA DISTANZA
di Emanuele Profumi
















Emanuele Profumi, La giusta distanza. Poesie

Zona contemporanea, Fano, 2012-06-12

 

Quando un poeta nasce bisogna sempre festeggiare: si tratta di una voce nuova che cerca un linguaggio diverso per parlarci. Emanuele Profumi è alla sua seconda pubblicazione di poesie (la prima nel 2009) ed è un giovane poliedrico: ricercatore in filosofia politica, si è cimentato nel teatro, nel cinema, nella pittura ed è, appunto, alla sua seconda esperienza con la poesia.

Si tratta di brevi liriche e, come faccio sempre quando leggo poesie, mi sono fatta prendere di più dalla sensazione provata nel leggerle che dalla tecnica e dallo stile.

La voce che ci parla è cupa, pessimista, drammatica e poiché la poesia esalta comunque i toni, le note che Profumi usa colpiscono brutalmente il lettore. Occasioni mancate, cieli carichi di nubi, affetti solo immaginati, promesse rubate, ritorni attesi invano.

E’ la poesia dei nostri tempi, tempi di una crisi che di certo non è solo finanziaria, crisi che dalle tasche scivola lentamente nello stomaco, nel cervello, crisi che arriva fino al cuore.

 (Prefazione Dott.ssa Sandra Rebecchi)



IL PASSO DEL GIGANTE

Emanuele Profumi


passo












Emanuele Profumi, Il passo del gigante. Viaggio per comprendere il Brasile di Lula.

Aracne, Roma, 2012

 

Emanuele Profumi, ricercatore in Filosofia presso l’Università di Barcellona e giornalista free lance, pubblica su Micromega nel marzo 2010 il pezzo Lula e l’enigma del compromesso. Per scriverlo, si è avventurato in un lungo e difficile viaggio in Brasile, durante il quale ha collezionato un gran numero di interviste.

Il saggio Il passo del gigante è il risultato delle interviste, unito ai racconti di viaggio ed alle opinioni che Profumi matura sulla situazione brasiliana alla fine delle due presidenze Lula (2002-2010).

Luis Inacio da Silva, detto Lula, è un personaggio ambiguo, dalle mille contraddizioni. Ex operaio metalmeccanico, ex leader sindacale, perde una prima volta le elezioni, ma poi viene eletto con il sostegno dei movimenti dei lavoratori e governa per otto anni. Il paese è allo sfascio alle prese con una crisi finanziaria grave e con un disastro ecologico di grosse proporzioni. La maggior parte della popolazione è indigente, mentre i capitali sono concentrati nelle mani di pochi che, ovviamente, non intendono rinunciare ai propri privilegi. Lula lancia lo slogan dei “tre pasti al giorno per tutti” e vince. Lula vince, ma non altrettanto avviene al suo partito, il PT (Partido dos Trabalhadores); quindi per governare Lula deve scendere a compromessi, perdendo parte della sua connotazione anti-capitalista.

Mentre si deve ammettere che il Brasile per merito di Lula è cresciuto in ogni senso (non bisogna per esempio scordare che Lula ha azzerato il debito pubblico e si è contrapposto efficacemente alle mire egemoniche del mercato americano), non si può dire sia riuscito a vincere su altre problematiche, quali la violenza, l’oppressione sulle donne, la disuguaglianza sociale, la salvaguardia dell’eco sistema. Lula ha prodotto un assistenzialismo nei confronti dei più poveri, ma i più ricchi continuano ad accumulare ricchezza, la riforma sindacale è stata una riforma fortemente regressiva e la costruzione di un grande impianto idroelettrico proprio all’interno della foresta amazzonica ha costretto il ministro dell’ambiente, Marina Silva, alle dimissioni.

Il saggio risulta interessante e circostanziato relativamente a molte problematiche, ovviamente nei limiti obbligati dalla trascrizione di interviste. Quello che risulta scioccante per il lettore italiano è riconoscere  nei problemi del Brasile di Lula i problemi attuali del proprio paese: disoccupazione e povertà, evasione fiscale, corruzione degli uomini politici, strane ma abituali forme di “do ut des” fra partiti al governo e partiti all’opposizione, mancanza di azioni a protezione dell’ambiente, la situazione dell’istruzione pubblica, dell’assistenza sanitaria, la violenza sulle donne e così via.

A questo punto, la domanda è; sarebbe possibile imparare qualcosa dal governo Lula, dal Sud del mondo, per poi applicare metodologie parallele debitamente personalizzate in Italia o in Spagna o in Grecia?

 (Prefazione della Dott.ssa Sandra Rebecchi)













 
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